11 giugno 2010Chi si è dimenticato della lingua di Vanini?
“Prima di bruciare vivo Vanini, un pensatore acuto e profondo, gli strapparono la lingua, con la quale, dicevano, aveva bestemmiato Dio. Confesso che, quando leggo cose del genere, mi vien voglia di bestemmiare quel dio.”
-A. Schopenhauer
Si narra che Schopenhauer esclamò “Tanto peggio per il mondo!!” dopo l’obiezione di uno studente che afermava che le sue teorie logiche fossero lontane dal mondo. Ed è proprio il pensatore tedesco ci dà lo slancio per avvicinarci al personaggio di questo mese: Giulio Cesare Vanini.
Nella seconda metà del ‘500 nasce a Taurisano, nelle Puglie, da un padre che oggi sarebbe imprenditore e da una nobile spagnola che oggi sarebbe una appaltatrice. Gli agi economici che conseguirono tale connubio non gli impedirono di abbandonare per sempre la sua terra natale a 18 anni. In cerca di Dio, entrò con il nome di fra Gabriele come devoto e studente all’università di Padova; lì le sue speculazioni iniziarono a scontrarsi con le visioni precosituite. Il Papa suo contemporaneo era Paolo V, quello della abiura di Galileo, che ebbe notevoli attriti con la repubblica di Venezia e con l’Inghilterra (motivi degli attriti erano come al solito ufficialmente teologici, ma in realtà economici).

Vanini sul basamento della statua a Giordano Bruno. Piazza Campo Dei Fiori-Roma
Sarà proprio nella repubblica di Venezia prima e nell’inghilterra dopo che Vanini cercherà asilo dagli sgherri dello stato vaticano, ben disposti a perseguitare chiunque fosse contro alla monarchia assoluta vaticana e all’univoca visone trinitaria.
In Inghilterra il nostro eroe abbracciò la fede anglicana in un discorso pronunciato assieme all’amico Francis Bacon (italianizzato stranamente in Francesco Bacone e non in Francesco Pancetta).
Bacone, che applicava spesso e volentieri il metodo scientifico appena definito da Galileo, fece la fine opposta di Vanini. Ebbe in sorte una morte per congelamento mentre riempiva le carni di alcuni polli morti con della neve. Stava facendo un esperimento sulla conservazione della carne… Ma questa è un’altra storia.
Quando Vanini cominciò ad essere scomodo anche per gli Anglicani (o forse quando la concezione anglicana iniziò ad essere scomoda per Vanini) allora, venne arrestato e rinchiuso nelle segrete dell’abbazia di Westminister. Circa duecento anni dopo, nella stessa abbazia verrà sepolto Newton (lui però in una tomba, con tutti gli onori che si merità un grande scienziato).
Ma la prigionia durò pochissimo. Il prode infatti evase in circostanze misteriose dopo pochi giorni per andare in Francia, a Lione e successivamente a Parigi dove scrisse e pubblicò la maggior parte delle sue opere. Inviso anche dalle gerarchie parigine, dopo poco tempo, fuggì in Spagna a Tolosa. Ma il suo passato misterioso e la sua oscura cultura lo fecero notare immediatamente anche alle severe autorità Spagnole, che non tardarono ad accusarlo di bestemmia. La punizione per tale reato era il taglio della lingua e il rogo successivo.

Marin Mersenne
Cosa aveva fatto, di così indichiarabile, per farsi braccare in tutta Europa? Vediamo perché era degno di stare fa i nomi dei libri di filosofia, e perché in pochi ne hanno sentito parlare.
La sua opera è vastissima. Tratterà di scienza, di teologia, di stregoneria e di misticismo in modo sia panteistico che scientifico, affermando, dall’eternità della materia e l’inesistenza dell’anima fino ad arrivare a definire “le cose religiose false e finte da principi per istruire l’ingenua plebe”.
Vanini sapeva bene che le sue idee lo avrebbeo ucciso, ma pubblicò ugualmente. La verità di un mondo senza Dio, già se si era nel ‘500, andava diffusa. A qualsiasi costo.
Sarà poi il padre Marin Mersenne (quello dei numeri di Mersenne e del circolo di parigino di Mersenne al quale partteciparono Descartes Fermat, Pascal ancora bambino e molti altri…) a riportare l’attenzione sulle opere di Vanini, ad un pubblico più capace di leggerle “Quaestiones celeberrimae in Genesim“.
Anche questa storia fa capire come arrivare alla comprensione trapassando i propri pregiudizi e quelli altrui sia uno sforzo quasi impossibile. Schopenauer, che ci ha dato lo spunto iniziale, era tanto ateo ma tanto attaccato ai suoi pregiudizi logici anche di fronte alla loro incompatibilità con il mondo.
E ancora 300 anni dopo, fra le menti più sopraffine, c’era chi non poteva sopportare un mondo senza Dio. Heidegger dava il seguente suggerimento:
“Noi abbiamo l’arte per non morire a causa della verità ”.
P.S: Hedegger non aveva visto l’arte moderna e contemporanea. Oggi di sicuro non lo direbbe più: un mondo senza Dio è più comprensibile del prezzo di una tela di Fontana.
-John Ludos
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Prima di cominciare la lettura è doverosa una considerazione (almeno in qualcosa che assomiglia ad una recensione dovrebbe esserlo, altrimenti si potrebbe benissimo limitare al titolo e all’autore del libro in questione):
Siamo nel 1984, nell’ospedale della città australiana
enne, ebbe la sua prima cattedra l’anno successivo all’università di Pavia. Durante gli studi aveva scoperto che il sangue, negli esseri umani, è generato nel midollo osseo. A 27 anni vinse una seconda cattedra all’università di Torino, e portò il centro ricerche di questa città ad essere uno dei più attivi d’Europa. Ebbe come allievo Camillo Golgi, futuro premio Nobel.
La
Così come il profeta aveva assorbito i punti chiave delle religioni che aveva trovato per unire i popoli che le praticavano sotto un unico culto, gli intellettuali elaborarono senza timore tutta la sapieza umana fino a quel punto accumulata, traducendo le opere di ogni europeo ed orientale. Impararono dai cinesi la fabbricazione della carta; i numeri negativi e lo zero li presero dagli indiani; tradussero il “trattato matematico” di astronomia di Tolomeo dandogli il titolo arabo che tutt’oggi porta: “Almagesto”, letteralmente “il più grande”. Inventarono il mulino a vento; formalizzarono dei sistemi metodici per risolvere i problemi detti algoritmi; scoprirono come ottenere una bevanda dai chicchi di caffè, oggi carburante dell’umanità . Migliorarono la medicina appresa dai Greci, al punto che nell’800 venne istituito un esame obbligatorio in tutta la Persia per chi volesse curare quacun’altro per professione. In Francia, qualche anno dopo, il monaco San Bernardo ricordava che era peccato leggere i libri greci di medicina: solo la preghiera e Dio potevano curare il corpo e l’anima.
“Among other very curious experiments which he made, one is his trying to fly. He covered himself with feathers for the purpose, attached a couple of wings to his body, and, getting on an eminence, flung himself down into the air, when according to the testimony of several trustworthy writers who witnessed the performance, he flew a considerable distance, as if he had been a bird, but, in 
Lei muove pesanti critiche a diversi campi del sapere umano. Non le sembra di avere esagerato, in alcuni punti?
… Ma concentrare tutto il potere in un’unica disciplina, la scienza, non potrebbe essere… Abbiamo visto nella storia recente cosa succede a lasciare troppo potere. Nella (prima) guerra mondiale appena conlusa…
, come tentare di spengere il fuoco causato dai fulmini, o mettersi sotto un albero per ripararsi. Ora grazie alla terza definizione sappiamo bene che mettersi sotto un albero per ripararsi dai fulmini non è un’idea così saggia.
Proprio qui volevo arrivare! Sembra che lei stia parlando di religione o alla peggio di politica, più che di filosofia.
Andiamo subito al sodo allora. Secondo lei cosa è l’uomo?


Nel 1972 aveva inventato la macchina per vedere nel passato. E non aveva certo esitato ad usarla. In un’intervista ha dichiarato di avere assistito alla crocefissione di Gesù; di avere udito le voci di Napoleone e Mussolini e di avere potuto assistere alla rapresentazione dell’opera Tieste di Ennio, di cui avrebbe gentilmente trascritto le parti andate perdute nel tempo. Grazie a lui ora l’opera enniana è completa! Altre prove indubitabili? Nel suo viaggio verso l’anno 33 d.C., fortunatamente non si era scordato una macchina fotografica, grazie alla quale avrebbe riportato il vero volto di Gesù in croce a noi contemporanei. La foto che vedete qui è proprio quella fatta dal nostro frate pellegrino; evidentemente non si era dimenticato nemmeno il teleobbiettivo. Il macchinario misterioso dei viaggi nel tempo non è mai stato visto da altri al di fuori di lui, il suo funzionamento non è mai stato dettagliatamente spiegato. Di nuovo lo scrittore Francois Brune, visto il successo del suo libro sulle voci elettromagnetiche, pubblicò nel 2002 “Il nuovo mistero del vaticano, la macchina del tempo”. In questo si afferma che