Ebbene sì, l’ho rubata di nuovo!
Padre Ernetti è tornato a trovarmi durante uno dei suoi viaggi nel tempo e io non ho potuto resistere alla tentazione, in quella ventosa giornata di luglio, di preparargli una tisana al valium per fregargli nuovamente la sua macchina del tempo. Non per tornare da Korzybsky ma, nelle intenzioni iniziali, per far visita ad uno dei grandi scienziati che più mi hanno affascinato: Nikola Tesla.
Dovevo sapere perché era ancora convinto dell’esistenza dell’etere dopo l’esperimento di Michelson Morley.
Purtroppo però questa volta ho combinato un guaio le cui conseguenze avrebbero potuto essere disastrose. Pensavo di avere studiato tutto nei minimi dettagli. Sapevo che non avrei potuto presentarmi come giornalista e bussare alla porta di un genio famoso per la sua indisponenza; un’altro problema poi era quello di non farmi scoprire come viaggiatore nel tempo. Non avrei potuto materializzarmi troppo vicino ai suoi strumenti o si sarebbe accorto della mia anomala provenienza elettromagnetica. Per risolvere entrambi i problemi avevo quindi l’intenzione di incontrarlo ad una di quelle cene di banchieri e industriali che era costretto a sopportare per cercare i finanziatori. Scelsi allora di comparire a New York, nel 1917, nell’ufficio vuoto di j.P Morgan
, per sgattaiolare fuori e raggiungere il mio obiettivo a cena terminata, mentre rientrava al suo laboratorio.
E fu qui che commisi l’errore fatale.
Quando mi materializzai, la stanza non era vuota; da solo nel suo ufficio il banchiere stava lavorando alla sua scrivania. Evidentemente la cena doveva essere già finta da un pezzo. Non potei evitare che alzando lo sguardo vedesse me, e soprattutto vedesse la macchina del tempo illuminata dalla tenue luce giallognola delle prime lampadine a incandescenza. Mi ero fatto scoprire: avevo combinato il peggior disastro che un viaggiatore nel tempo potesse combinare.
In quell’istante per me ci fu il panico e per Morgan l’assoluta incredulità. Provai ad articolare qualche frase per chiedere di Tesla e qui avvenne l’inaspettato: il banchiere, dopo aver sentito quel nome, si rilassò, accennando quasi a riprendere il suo lavoro, poi posò la penna e con calma, dissimulando il precedente stupore, disse:
“Dovrei essere abituato a vedere queste stranezze, avendo frequentato a lungo la persona che cerca, però… Bene, già che è qui… ma la prossima volta mandi un preavviso. Non è nemmeno educato arrivare così.”
La mia risposta fu un silenzio imbarazzato, non avevo ancora capito di aver scampato il pericolo. Solo il cambio di umore di Morgan mi aveva dato qualche speranza: era a suo agio, proprio come poteva esserlo un banchiere sulla sua poltrona di pelle in una giornata qualsiasi.
“Tesla non è venuto questa sera. Non verrà più, dovrà cercarlo nel suo laboratorio. Non sono più io il suo finanziatore” disse con tono grave “Ho dovuto fermare quella dannata torre; potava costare caro all’intera umanità”.
Questa sua frase servì a togliere me dal torpore dell’imbarazzo. Non solo non era sconvolto per la mia apparizione, ma aveva anche la freddezza di parlarmi in quel modo. Come poteva dire quelle cose della torre di Wardenclyff? Dopo aver sospeso i finanziamenti e sguinzagliato i suoi giornali per coprire Tesla di ridicolo? Dopo aver privato l’umanità dell’energia elettrica wireless? Ora osava parlare di interessi dell’umanità… Non avrei più potuto fare l’intervista a Tesla, ma non potevo perdere l’occasione di sapere qualcosa di più.
“Non crederà alla versione ufficiale, mr. Morgan, che la torre sia pericolosa per le informazioni che può inviare tedeschi?”
“Non dica stupidaggini. Ho detto umanità, non America. Tesla ha legato la sua torre ad un progetto folle. E lo avrebbe realizzato davvero, se io non glie lo avessi impedito. E stia certo, glie lo impedirò a tutti i costi finché avrà vita e per quanto voi maleducati pazzoidi possiate comparire facendo i vostri comodi nel mio ufficio!”
Era diventato sgarbato, e per un momento volli andarmene, portando a casa almeno il fatto di non avere combinato disastri temporali. Ma volevo altre informazioni, così lo provocai: “Parla di umanità, ma so bene che sarebbe più corretto parlare di interessi personali. Se l’energia elettrica fosse libera e fruibile sull’intero globo per chiunque si possa permettere di piantare una antenna in giardino, come vuole Tesla con il suo progetto, lei perderebbe il controllo sullo sfruttamento, e sarebbero inutili tutti i suoi sforzi per acquisire il monopolio sulle miniere di rame.”
A questo punto fui io a dover assistere a qualcosa di inspiegabile: Morgan si mise a ridere. Era una risata compiaciuta, ma in fondo fredda, sordidamente recitata.
“Lei non mi ascolta proprio.” disse perseverando in quel sorriso che stravolgeva le sue grasse gote contornate da baffi curati “Ho parlato di umanità, ed era quello che intendevo. Il monopolio sulle miniere di rame è una attività minore per me: le previsioni che ho sotto mano dicono che fra un secolo la mia società avrà quasi un miliardo di clienti. Lo so, sarò giudicato male in futuro, da quelli che come lei non pensano alle conseguenze del progetto di Tesla. Ma via, si accomodi, se dobbiamo parlare d’affari” e alzandosi, andò verso il bar “sono sicuro che gradirà un brandy”.
Senza allontanarmi troppo dalla macchina del tempo, mi sedetti e mi lascia mettere in mano un balloon di brandy italiano. Evitai accuratamente di bere, memore del tiro che avevo fatto a padre Ernetti.
Morgan continuò sorseggiando:
“Già… l’energia libera ed illimitata. Un sogno per l’umanità, lei crede? Ma provi a pensare. Provi a pensare se tutti gli esseri umani potessero di colpo realizzare i loro sogni. Energia infinita per tutti vuol dire questo.”
La cosa si faceva interessante, ora toccò a me sorridere: “Già… Impensabile per un banchiere! Sarebbe la possibilità di un mondo davvero equo e giusto. Tutti avrebbero lo stesso; a tutti la stessa illimitata quantità di energia”.
“Tutti avrebbero troppo.” Disse in tono gentile “Energia illimitata per tutti darebbe la possibilità di decuplicare lo sfruttamento di ogni risorsa a disposizione in modo incontrollato in ogni parte del mondo. Ma, come lei si immagina, decuplicare lo sfruttamento significa arrivare prima all’esaurimento irreversibile di ogni risorsa. Ogni equilibrio andrebbe in frantumi.”
Qui si fermò e dopo un altro sorso ed una breve pausa: “Immagini: il mondo illuminato a giorno ventiquattro ore su ventiquattro. Edifici altissimi innalzati in ogni metro quadrato libero di terreno. Macchine elettriche accese giorno e notte adibite al disboscamento, al raffreddamento, al riscaldamento: deserti di ghiaccio e di sabbia diventerebbero abitabili… E poi quali guerre potrebbero scoppiare per accaparrarsi il territorio che con la poca energia che abbiamo adesso non è sfruttabile? Ma anche senza le guerre il mondo diventerebbe un enorme macchinario per soddisfare i sogni di ogni singolo individuo, fino ad una fine prematura dell’umanità… L’umanità intera con un potere così enorme… Essa non è lontanamente in grado di gestire il potere che quel pazzo le vuole dare… Ma quello non lo vuole capire. Mai nella storia le masse hanno saputo gestire qualcosa! Figuriamoci le idee di Tesla.”
“Ma non si può fermare un progresso simile” dissi provando ad insistere “E poi Tesla è stato il primo, ma non sarà l’unico ad intuire una simile possibilità…”.
“Ho già fatto in modo che la mia fondazione si occupi, anche dopo la mia morte, di impedire con ogni mezzo che altri arrivino agli stessi, o a simili risultati a cui è arrivato il suo amico. Sono io che ho finanziato per primo quel pazzo, io ho scoperchiato il vaso di Pandora, ed è giusto che io e i miei discendenti ci prendiamo questa responsabilità. Non è peraltro difficile coprire di ridicolo chi propone cose che la massa non può nemmeno lontanamente immaginare. Ora spero che almeno lei abbia capito, quando dico che lo faccio per l’umanità.”
“Si è fatto tardi, ora.” Posai il bicchiere sulla prima sagoma solida che potevo intuire nella penombra e senza guardarlo negli occhi o salutarlo ripresi la macchina del tempo per tornare a casa. Ernetti aveva ancora pochi minuti di sonno.
-John Ludos
Rubrica: geni in compresse |