05 luglio 2009L’altro volto di Simenon
“La verità non sembra mai vera“.
Il libro che ho deciso di propinarvi questa settimana è ‘Lettera al mio giudice’, di Georges Simenon.
 Sì proprio questo qui a destra. Suppongo che conosciate un po’ tutti l’autore, Simenon per l’appunto, ma immagino lo conosciate soprattutto per le inchieste del suo personaggio più famoso: il commissario Maigret e non per i suoi romanzi. Confesso che avevo delle riserve- io detesto i gialli- sul suo conto e poi credo di essere rimasta traumatizzata dalla visione da uno dei film tratti dai suoi gialli: mia madre è patita del commissario Maigret e decisa a farmi entrare “nell’atmosfera parigina che ti piace tanto” (cito testualmente) mi piazzò qualche anno fa sul divano consigliandomi caldamente la visione di un film con Gino Cervi che impersonava il burbero commissario. Penso di aver perso conoscenza dopo un minuto e mezzo al massimo. Ebbene, dopo quell’esperienza mi rifiutai sempre più cocciutamente di leggere qualsivoglia giallo di Simenon. Ma l’astuta genitrice, subdolamente, mi passò la scorsa settimana il romanzo- che io, altrettanto subdolamente, consiglierò a voi-dicendomi: ” Eddai su! La devi superare! -come se si trattasse di un momento oscuro della mia vita- Questo è un romanzo e non compare Maigret, non è un giallo, prova!” . Neanche dovessi prendere una medicina. Ebbene, questo romanzo è stupendo: Simenon descrive le ambientazioni i gesti delle persone, le atmosfere in maniera semplicemente perfetta. Sembra quasi di viverla la provincia francese da lui descritta. La sua bravura però non si esaurisce nella precisa descrizione degli “arredi” del romanzo: riesce anche a penetrare il vissuto dei protagonisti. Ohi che frasona. Ora per vedere se l’ho capita davvero anche io provo a spiegarla: la trama di Lettera al mio giudice è esattamente quella descritta nel titolo. Ahahah.. beh è vero. L’intero romanzo è un lettera scritta dal protagonista a processo ormai finito al suo giudice istruttore:
Dottor Ernest Coméliau,
Giudice istruttore,
23 bis, rue de Seine
Parigi (VIe)
Signor giudice,
vorrei tanto che un uomo, un uomo solo, mi capisse. E desidererei che quell’uomo fosse lei.
Durante le settimane dell’istruttoria abbiamo passato lunghe ore insieme: ma allora era troppo presto. Lei era un giudice, il mio giudice, e io avrei fatto la figura di chi cerca di scolparsi. Adesso sa che non si tratta di questo, vero?
L’intero romanzo è quindi il disperato tentativo di un uomo di farsi comprendere da qualcuno, sintetizza in breve ciò che noi tentiamo di fare ogni giorno con le persone che ci sono vicine: cerchiamo in ogni modo di trovare chi riuscirà davvero a capire cosa stiamo facendo e perchè. L’esito della ricerca non sempre va a buon fine ma…. Quello che voglio dire è che per quanto la storia del protagonista possa sembrare banale ciò che veramente colpisce di questo romanzo è la profonda umanità con cui Simenon tratta il protagonista, la finezza psicologica con cui arriva a cogliere tutte le sfumature di un rapporto turbolento e passionale che porta il protagonista a subire il processo, senza mai cadere nella trappola del cliché dell’amante geloso o in quello della storia d’amore tragica.
In teoria l’articolo sarebbe finito qui, perchè ho finito di presentarvi il libro del mese e quindi dovreste essere abbastanza soddisfatti, almeno spero. Nel frttempo però, mi sono presa la briga di leggere altri due romanzi di Simenon- non i gialli- azione sottolineata da un poco elegante ghigno di vittoria di mia madre, e vi garantisco che sono capolavori; mi limiterò a citarne i titoli e ad invitarvi calorosamente (si dice?) a leggerli: I fantasmi del cappellaio e Gli intrusi. I personaggi sembrano spuntare fuori dal romanzo tanto sono descritti bene e forse, come è capitato alla sottoscritta, vi sembrerà di essere stati almeno una volta nella vita al posto loro, non per ciò che capita loro ma per come lo vivono.
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Terribile no? Io lo trovo geniale! Mi riferisco oviamente all’autore di questa massima: 