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rubrica

michael andrews - “hand on string”

sfiora gainsbourg, costeggia i beatles e attraversa le cime morbide del miglior pop. il tutto con un senso di melodia tra i piu’ nobili che mi sia capitato di ascoltare.

leftovers si e’ fermato per alcuni mesi anche per via di questo disco. ha monopolizzato i miei ascolti e ancora adesso continuo a doverlo ascoltare ogni paio di giorni.
sensazionale, assolutamente magnifico.

per trovare pari in termini di sensibilita’, creativita’ e talento bisogna scomodare mostri quali “yankee hotel foxtrot” dei wilco o “sea change” di beck. andrews riscopre strumenti noti, scolpisce suoni unici e non ha paura di smontare le strutture pop dal loro interno. con naturalezza e calma spesso ci priva di una struttura confortante o di un meritato ritornello, se ha ancora senso chiamarlo cosi’.
lui e’ il tizio che ci ha riproposto “mad world” dei tears for fears all’interno della sua colonna sonora di “donnie darko”. quel singlo gli era valso il primo posto della chart inglese. buffo, non era successo agli autori originali nel 1982. credo comunque quella sia la sua creazione meno felice. ha dimostrato una incredibile sensibilita’ con un’altra sua colonna sonora, quella di “me and you and everyone we know”. uno dei miei film preferiti di sempre.
suona dal 1985 e questo hand on string e’ il suo primo vero e proprio album. e’ stato come aprire una bottiglia d’annata. andrews ha saputo aspettare fino al 2007 per aprire la sua e il risultato e’ fuori dal comune.ma non fermatevi alle melodiche armonie pop, riascoltate e riascoltate. c’e’ molto altro da scoprire.

per usare le sue stesse parole:
“if you’re understanding half of what I do, then you are understanding you too”.

questo e’ uno dei suoi pochi video live disponibili in rete.



scisma - “armstrong”

buffo a pensarci adesso, ma la prima volta che sono andato a vedere gli scisma per me era stata una piccola avventura. di nascosto dai miei avevo preso il 58 per andarli a vedere suonare al castello del Valentino. i giovani di adesso alla stessa eta’ se ne vanno probabilmente ad ibiza o cose del genere ma per me un viaggio di un ora era stato un’emozione grandissima. non c’era nessuno che conoscessi sotto il palco, ero solo. io e gli scisma.

anche se spero molti di voi li conoscano benissimo credo sia giusto ricordare il loro secondo album,  “armstrong”. un album che per molti non e’ riuscito a confermare le aspettative create dal primo “rosemary plexiglas” ma che… neanche a dirlo, per me e per molti ascoltatori piu’ attenti e’ uno dei dischi italiani piu’ grandi tra quelli finiti sugli scaffali.

gli arrangiamenti e i suoni sono un capolavoro, i testi impalpabili e aderenti. una pietra miliare.

la dolce potenza di “tungsteno†ci sorprende ancora con il dito sul tasto play, le due voci si inseguono e si accarezzano come compagni nella stessa tenera e inutile lotta. magistrale. via via nel disco momenti del tutto differenti si alternano con un ritmo umano e un fervore elettrico, frasi non dette iniettano gli occhi di colori pastello.

“impazziro’ cercandoti in ogni cosa che so e che non so spiegare†ha fatto da colonna sonora a molti momenti della mia vita in cui avevo un sorriso triste sulle labbra. “ma se sono il contrario di me, da che cosa mi sento diverso?†e’ il pilastro su cui ancora adesso si poggiano i miei “vent’anniâ€.

insieme agli afterhours di “hai paura del buio†hanno dato un senso alla musica italiana negli anni novanta. muro di chitarre e poesia urbana al parossismo.

ricordate la copertina e prendete questo disco a pochi spiccioli in una bancarella dell’usato o compratelo se volete su internet.

non vi suggeriro’ un link per ascoltare tutto il disco in un click, certi dischi non funzionano cosi’.

vorrei vi sorprendesse allo stesso modo in cui ha sorpreso me quando mi e’ sbocciato nelle orecchie, quando ha trovato il modo di parlare a me solo.

come in una folla sotto un palco dove non si conosce nessuno.



lilys - “Better Can’t Make Your Life Better”

We dont like learning about the past. We like yearning about the future.

avevano tutte le carte in regola, hanno anche avuto la benedizione della sorte, e invece…

iniziamo dal principio.

americani, nati erroneamente nella costa est, hanno stampato il primo singolo nel ‘91 e sono suppergiu’ ancora all’opera. l’ultimo disco e’ uscito nel 2006 ma ne parlo dopo.
affascinati in principio dalla scena shoegaze inglese hanno poi ceduto al fascino del revival sixties di meta’ anni novanta e da allora stanno lavorando per iniettarlo di “contemporaneo”.
seguitemi, scoprirete di sapere di cosa parlo.

a distanza di due anni dall’uscita del singolo “a nanny in manhattan (1996), qualcuno probabilmente pagato troppo poco dalla Levi’s (quella delle braghe) decide di usare la canzone per uno spot pubblicitario.

se all’epoca avevi almeno 14 anni dovresti conoscere questa canzone. il clip della pubblicità’ e’ purtroppo introvabile ma all’epoca era stato un buon successo con tour mondiale e il 16esimo posto nella chart inglese. non male se si pensa che in quel febbraio del 1998 dopo di loro c’erano niente popodimeno che i Rolling Stones (seppur flebili) e i ben più’ famosi Dandy Warhols con a parer mio il loro singolo migliore.
il disco dei lilys era fantastico. “Better Can‘t Make Your Life Better” era un divertente e bilanciato delirio pyscho-pop. se volete ascoltarlo, cliccate qui.

e’ inutile che io stia qui a dirvi piu’ di tanto, giudicate da voi se vi piace o no. in fin dei conti siete ad un click dal farlo.

nel frattempo pero’ posso aiutarvi a visualizzarlo. immaginate un beatnik con un perfetto caschetto beatlesiano che si sorride ironicamente allo specchio mentre un suo amico compiacente gli fa una foto con una macchina digitale. “Better Can’t Make Your Life Better” confeziona atmosfere cordiali e teneramente già’ sentite per poi stupirci con inaspettate aperture. dilemmi strutturali misti a pop come dio comanda. un mix che all’epoca aveva avuto bisogno di un secondo ascolto ma che adesso troneggia solido tra i “più’ ascoltati” del mio itunes.

perché non sono famosi?
secondo me due motivi:

1- il 1996 era un anno durissimo, cito solo “odelay” di beck e “if you’re feeling sinister” dei belle and sebastian. pietre miliari.

2- io credo nel mondo ci siano persone a cui diventare famosi francamente non interessa piu’ di tanto. e’ gente che va per la loro strada, gente che e’ felice di poter pagare le bollette. felice di trovare una vecchia chitarra impolverata nell’angolo di un negozio e di portarla via per pochi soldi. gente di cui parlerò’ spesso in questa rubrica. non ho mai conosciuto i lilys di persona, pero’ so che musicisti cosi’ ce ne sono tanti. soprattuto negli stati uniti, dove l’idea del “faccio musica” spesso viene prima del”faccio il musicista”. gente cosi’ ne ho conosciuta, vi giuro che esistono.
come faccio a dire che fan parte di quel gruppo di persone?
11 febbraio 1998. la band suona al Jack Docherty Show.
20 febbraio 1998. la band suona a top of the pops.
Non so quanti concerti avete visto in vita vostra, ma io in questi video non vedo gente che batte i palchi da 10 anni. vedo gente cui non frega niente di essere in televisione.

poco importa comunque, la cosa non ci riguarda. i lilys hanno bruciato l’occasione. questo e’ quanto.
da allora hanno inciso altri 4 dischi. l’ultimo, “Everything Wrong Is Imaginary” (2006) continua a scalare la mia classifica di itunes.



leftovers - prefazione

È meglio mettere subito in chiaro il criterio alla base di questa rubrica.

un disco finisce in questa rubrica se secondo me non ha avuto l’attenzione che meritava. vuol dire che nella mia esperienza, non più di quattro persone su dieci ne hanno sentito parlare.

ogni tanto (spero sempre) leggendo la rubrica ti verra’ da dire qualcosa del tipo “…eh ma accidenti… questo disco lo conoscono tutti!”.
beh
secondo la mia esperienza, non è così.
ti stimo.
sei uno dei quattro su dieci.