05 maggio 2009J’accuse!
“Argomento intoccabile, l’esigenza ambientalista, riduce velocemente l’energia critica, con l’efficacia paramilitare di una nuova dittatura del pensiero. Il carattere anestetizzante di un muro vegetale irrigato goccia a goccia è la forma più cinica e intollerante della dottrina HQE, futuro oppio dell’urbano.†Rudy Ricciotti
Come direbbe il mio amico Semola “è più facile adeguarsi al pensiero dominante che dire come la si pensa, davvero.â€Â Lui lo direbbe con un tono di voce greve, mentre, con il gomito appoggiato al tavolo di legno, si porta alla bocca un bicchiere pieno di birra. Poi scuoterebbe la testa come a dire: si, noi ci adeguiamo.
A volte l’architettura ha bisogno di leggi, teorie, dibattiti. E poi, ne siamo sicuri, ha bisogno di dubbi.
Bene, oggi, nel nome del dubbio, vorremmo leggere insieme a voi, una lettera al vetriolo scritta dall’architetto francese Rudy Ricciotti in risposta alle norme HQE (in italiano: Alta Qualità Ambientale) e al concetto di “sostenibilità ambientale”, nuova parola d’ordine della cultura architettonica dominante. Oggi vogliamo proporvi una risata fuori dal coro, uno schiaffo al giusto e al buono.
Perché è giusta e buona la dottrina dell’ eco-sostenibilità : ne sono piene le riviste e le università . E vecchi saggi armati di saio e cilicio invocano dai lori pulpiti la redenzione dei peccati. Santi loro, santi tutti, santi subito.
Saranno forse i novelli savonarola dell’ambiente ad avere ispirato ad una nota università italiana un concorso rivolto ai suoi studenti: l’integrazione del fotovoltaico nelle strutture dei benzinai! (many thanks to L.B).
Ora, non che si voglia per forza polemizzare, ma, santo cielo (espressione dolente).
Sembra proprio che non ci sia altra conclusione che quella a cui arriva il polemico e combattivo architetto francese: “ Ho capito, ci prendono per coglioni.â€
La lettera in questione è stata pubblicata nel 2006 in Francia e nel 2008 in Italia per Alinea Editrice. Una boccata di irriverenza e d’aria fresca. Quasi meglio dei sistemi di ventilazione naturale. Ricciotti si scaglia con violenza contro quella che lui ritiene essere una “dittatura del pensiero†perpetuata dai feroci “khmer verdiâ€. È preoccupato dalla omologazione a cui sembra andare incontro l’architettura, in nome di principi tecnologici che domani mattina saranno buoni per il macero.
“Grazie, tecnocrati della famiglia equina dalle lunghe orecchie, che ci legalizzate la bruttezza al posto di legalizzare la marijuana. Ma fumate piuttosto.†Il suo attacco è duro, violento. Ma non contro l’ambiente o la sua tutela: è una voce che si solleva contro il falso buonismo ambientalista, risolutore di ogni male.
Venuto fuori da un romanzo di Jean Claude Izzo o da qualche angolo del porto di Marsiglia, l’architetto francese non ha paura di non indossare l’ormai consueto “pellicciotto verde” e ci mette in guardia dai pericoli di una cultura anestetizzata e piatta.
“L’architetto deve essere verde d’ora in poi, cool, regista della propria simpatia [...] addirittura green e talvolta hyper green. Spariamo cazzate…”
“Architetti coglioni! coglioni! coglioni! coglioni! tutti insieme allo stadio, a braccetto, saltando!”
Il re è nudo! Il re è nudo!
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