27 maggio 2009La leggenda del più grande musicista del mondo
Quante volte avete sentito la parola “personalità”?
Ogni parola è di per sé una necessità e questa la si usa, per esempio nella necessità di averne un altra; o di volere che un vostro amico ne abbia un’altra, o quando volete proprio quella di un vostro amico; anche quando volete cambiare qualcosa della vostra vita, cominciate sempre dal cambiare personalità. O ancora peggio, quando ad una domanda giunge la risposta “segui la tua personalità” e ognuno entra nel panico perchè nessuno è sicuro di quella che ha scelto.
Persino il sonnolento mercato si è accorto di questo bisogno ed ha risposto con la vendita di libri su come averne una migliore; e che ci crediate o no, vengono talvolta comprati e letti, ma solo dalle persone che lo ritengono obbiettivo personale.
L’argomento del post di oggi, anche se il titolo potrà sembrare fuorviante, non è una G.P.P.P. (grande personalità particolare passata), ma la “Personalità” medesima. Come in ogni ricerca, cominciamo dall’etimologia: “persona”, per gli antichi latini era la maschera degli attori dei teatri, e a voler fare una rapida (e non priva di rischi) carrellata, qualche secolo dopo nella concezione Shakspeariana, la vita non è altro che un teatro di attori, di maschere, che entrano ed escono ad un cenno del capocomico; quindi eccoci qui, ognuno con la sua personalità!

Nella società occidentale dell’ultimo secolo “avere una personalità” è una qualità positiva, anzi, fondamentale, perchè fra le altre cose, non obbliga gli altri, come sottolineava Nietzsche, a doverti conoscere ogni giorno da capo.
I modelli sociali, o politici, quelli che vogliono essere dei riferimenti, ne hanno infatti una sola, e proprio come ai personaggi delle commedie, si può dare loro un nomignolo affine al loro carattere, che durerà fino al momento in cui verrà calato il sipario. Altri individui, fra quelli meno in vista, possono avere due personalità ma questo rende difficile agli spettatori capire la commedia, e quindi viene annoverata fra le anomalie, con il nome di schizofrenia. Tre personalità diventa addirittura insopportabile per il pubblico. Trizofrenia?
Gli spettatori tendono a dimenticare che le commedie in cui ogni maschera non cambia mai carattere, sono in verità un’unico personaggio che racchiude tutte le sue facce e, che attraverso i suoi attori rivela le sue molteplici personalità. Ma allora nella quotidiana commedia, quante sono le nostre diverse maschere? Una è troppo poco! Non siamo certo dei modelli sociali! Due? Magari l’uomo e il lupo di Hesse? “E’ una semplificazione”! Ancora troppo poco! Tre?
Phatos! Prima della risposta-proposta si cambia scenario!
Se negli ultimi cento anni in occidente la filosofia individuale è stata, ed è, la ricerca della propria personalità da fissare fino alla fine dei giorni sulla propria pelle (come i fanno gli appunto “personaggi” noti, quelli da imitare o da commentare), nell’antica India la filosofia è esattamente all’opposto. Attraverso il corpo e la respirazione ci si impegna a sfuggire da ogni gabbia, anche dalle catene delle proprie personalità. L’obbiettivo è quello di ritornare ad essere parte della realtà impersonale. Questo può succedere anche senza essere nati eccessivamente in india, per esempio quando si è veramente concentrati su un lavoro, su uno studio, quando si gioca a scacchi, quando si dorme, o quando si fanno cigolare le molle del letto… In quei momenti viene a mancare l’attitudine alla commedia!
La quantificazione delle maschere, a cui eravamo arrivati nello scenario precedente, in questo della filosofia indiana è molto diversa. Essa unisce indissolubilmente lo zero e l’infinito, ed è forse da qui che si è arrivati a comprendere che avere infinite maschere o non averne nessuna può essere la stessa cosa. Ed anzi lo svelamento di ciò che per contratto è una sottile e costante variazione dovrebbe lasciare il gusto della ricerca della sua assenza.
…E talvolta il gusto naive della sua presenza.
Riconoscere la recita, in tutta la sua comicità, non ha come conseguenza l’inibizione dei sentimenti sinceri, come teme chi si ostina inutilmente a cercare la “vera” personalità, bensì una sua valorizzazione come strada relazionale. Strada che deve essere consapevolmente slegata dalla propria natura impersonale, che porta quindi a riconoscere i limiti stessi del linguaggio e del pensiero, ma che deve esistere necessariamente per una questione di sopravvivenza e di perpetuazione delle idee astratte e (anche correndo di nuovo qualche rischio) della società umana.
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Per non mancare al mio impegno di parlare di un genio particolare, vi lascio ancora un link ad un breve racconto che mi ha mandato un amico, che ha a sua volta sentito durante i suoi viaggi. L’argomento centrale è proprio la personalità di un genio anonimo, descritta però come sa fare un poeta e girovago, non come uno scribacchino da Blog. Non leggetela adesso… oggi vi ho già rubato troppo tempo…
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“Argomento intoccabile, l’esigenza ambientalista, riduce velocemente l’energia critica, con l’efficacia paramilitare di una nuova dittatura del pensiero. Il carattere anestetizzante di un muro vegetale irrigato goccia a goccia è la forma più cinica e intollerante della dottrina HQE, futuro oppio dell’urbano.” Rudy Ricciotti