A tutti sarà capitato di porsi quelle domande.
Quali?
Quelle lì, dai…
Quelle che bene o male riusciamo ad allontanare dalla testa grazie a divertissement, ma che inesorabilmente prima o poi ci colgono impreparati quando meno ce lo aspettiamo!
Quelle classiche: da dove veniamo? chi siamo? che senso ha la vita? Perchè siamo nati esattamente così come siamo? E via dicendo…
Che esista una risposta a tali domande è già un dibattito a sè stante, che apre altre parentesi ed altri quesiti: può l’uomo comprendere ciò che esula dalla sua essenza?
Forse le risposte a tali quesiti (a patto che esistano) non potranno mai essere raggiunte a causa della mente stessa dell’uomo, incapace di coglierle.
Ma diciamolo francamente, al momento di dare una risposta, generalmente la confusione prende il sopravvento e la reazione più comune è quella di accendere la tivù per guardare una partita di calcio. (ma anche le veline possono aiutare a rilassarsi dopo essersi posti tali questioni esistenziali)
Già … domande esistenziali.
Guardando l’umanità da questo aspetto, tutto sembra magicamente ruotare intorno a tali risposte.
Nella storia è pieno di personaggi che hanno creato religioni, sette, organizzazioni, accrescendo potere o conquistando fama eterna e seguaci invasati.
Altri altrettanto geniali hanno sfruttato televisioni, social network, mezzi di distrazione di massa, per fare soldi e conquistare potere.
Tutti a guadagnare (fama, soldi, potere?) sulla debolezza dell’uomo nella sua incapacità di trovare risposte e sulla sua necessità di distrazioni, almeno per evitare di rispondere a tali domande.
Panem et circensem si disse un tempo. McDonald e Veline si potrebbe dire ora…la sostanza è quella.
(il video è tratto da “Afterville” uno stupendo cortometraggio realizzato a Torino da Fabrizio Accatino, Michele Bortolami, Tommaso Delmastro e Massimo Teghille)
E ai tempi di internet? E’ ancora possibile porsi domande esistenziali?
E’ cambiato qualcosa nel cercare le risposte?
Se siete curiosi vi do due compiti per le vacanze estive:
Il primo è questo.
Andate su google e cercate la frase “the answer to life the universe and everything”.
Otterrete come risposta un numero: 42.
Ora…Immaginatevi gli utenti del mondo che hanno cercato questa frase su google, e che entusiasti della risposta (”42″!) hanno addirittura formulato ipotesi per confermare che google ha ragione!
Stiamo parlando di persone che con convinzione affermano che google possa rispondere a domande esistenziali. Cosà c’è di più geniale? Altro che Platone…!
Da lì è stato “scoperto” che:
- 42 è il numero di mesi che ha regnato sulla Terra l’Impero dell’Apocalisse.
- 42 sono le generazioni che separano Abramo da Gesù, nel Vangelo secondo Matteo.
- 42 è 6 x 7, ovvero il numero del Diavolo moltiplicato per il numero di Dio.
- Nel capitolo n.42 del libro cinese Tao Te Ching viene spiegato il senso della vita.
- 42 in binario è 0101010
- 42 in ASCII è l’asterisco
Incredibile vero? Che google abbia ragione?
Per fortuna c’è chi ha interpretato il tema con ironia…!
(Forse anche Google…)
Il secondo compito estivo, forse più interessante, è guardare il film “waking life”.
Armatevi di una poltrona comoda, un bicchiere di rhum, e perchè no, un taccuino per segnare qualche appunto. Dimenticavo, anche di 90 minuti di tempo. E vi assicuro che non è tempo sprecato.
Dopo il primo episodio basta cliccare sui vari link che compaiono nel video in basso a destra per continuare il film.
Daltronde questa è pur una rubrica di film no?!
Waking life è un film di Richard Linklater prodotto nel non troppo lontano 2001. Come molti film indipendenti e di nicchia non ha avuto molto successo. Ma nella sfortuna del suo scarso successo commerciale, ignorato dalle sale e dal pubblico di massa, è stato diffuso su youtube in versione integrale in quasi tutte le lingue principali. (credo sia uno dei pochi film completi che siano disponibili su YouTube a puntate!)
Oltre alla trama che non vi anticipo, un dato da tenere a mente mentre scorreranno i fotogrammi è la tecnica utilizzata.
Alla faccia degli effetti speciali di Hollywood, Linklater ha impiegato un team di artisti molto diversificati, per ricalcare a più mani e con stili differenti ogni singolo fotogramma del film. Un lavoro immenso, fatto di tratti di penna e inchiostri pantoni, che lascia intuire la passione e l’arte dietro alla pellicola, trascinando in un mondo parallelo.
Per gli appassionati di tecniche di animazione, una piccola curiosità è che il software utilizzato è stato appositamente creato per il film: si chiama Rotoshop (incrocio tra rotoscope e Photoshop), ed è un programma non in vendita. Se volete fare un film così, mi spiace, dovete bussare alla porta di Bob Sabiston e il suo team.
Oltre alla tecnica, sono i dialoghi surreali a rendere personale e unico il viaggio attraverso gli occhi del protagonista. Sebbene alcuni passaggi siano un po’ faticosi da seguire, (perlomeno per un non laureato in filosofia come me!), è uno spunto interessante e stimolante per riflettere sulle ultime posizioni e sugli ultimi dibattiti che riguardano il senso della vita. O sulla sua ricerca.
E se un non laureato in filosofia avrà più difficoltà a cogliere i collegamenti ai saggi di Philip K. Dick, o alle teorie di André Bazin, ci si potrà accontentare della stupenda realizzazione, della fotografia a volte magica e della trascinante colonna sonora.
Forse non darà le risposte su un piatto d’argento…
Ma probabilmente ci terrà occupata la mente e ci farà pensare un po’, almeno prima della prossima partita di calcio!
Daltronde… è a quello che servono i film, no?
Nel mio piccolo però voglio sognare come Bazin, che presentando e spiegando le opere di qualità ad un pubblico più ampio possibile, questo diventi man mano più esigente, meno succube delle opere puramente commerciali.
Forse con più Waking Life per tutti, potremmo liberarci della spazzatura?
Phil
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Thomas Midgley Junior
Nel 1923 il mercato fu quindi invaso dal piombo estratto e raffinato dalla
sicuro, per applicazioni industriali; i 
