26 settembre 2009“La più grande testa di legno di tutta la Prussia”
Il titolo del post che state leggendo è lo stesso che Federico II conferì ad Johann Heinrich Lambert dopo averlo conosciuto.
Tale riconoscimunimento nobiliare non è certo da tutti. Dovette guadagnars
elo con ardue fatiche. Prima di poter usufruire di tale privilegio, infatti, la geometria dei binari della sua esistenza ebbe modo di ingarbugliarsi e districarsi più volte. Venite con me, andiamo a curiosare nella sua vita!
Essa, intrisa di ‘700, inizia da una famiglia di umili origini di Mulhause, nell’ora Alsazia, e in un’allora enclave svizzera, circondata dal regno protestante di Prussia. La prima importante responsabilità di Lambert, fu quella di aiutare il padre nella sua bottega di sarto, cui sembrava essere destinato… Fino ad un certo punto. Il punto in cui arriva l’ingarbugliatore universale: l’amore!
Quello platonico, ovviamente, e nei confronti dei libri, della cultura ed in particolare della matematica. La sua bravura nello scrivere non passò inosservata e potè smettere di pungersi le dita con gli spilli del padre, per sporcarsele di inchiostro, con un impiego in un giornale. E qui la svolta inaspettata! L’editore, lo propose come insegnante privato in una famiglia, dove trovò agi, comfort, ma soprattutto una bibblioteca fornita, e un po’ di tempo libero per continuare a stare con i suoi amati (libri!). Con l’appoggio della famiglia per cui lavorava, ebbe la possibilità di viaggiare nei centri della cultura tedesca, cioè Augusta e Berlino, per poi finire fra le grazie di Federico II.
I suoi studi condotti al di fuori dagli schemi accademici gli permisero di evitare l’influenza dei boriosi professori, e di una filosofia nemica del dubbio. A quel tempo, e fino alla metà dell’ ‘800, si imponevano “gli elementi” di Euclide come il sommo, unico, biblico ed immutabile libro di tutta la conoscienza matematica; come se non bastasse, il pensiero Kantiano, che pretendeva che la somma degli angoli interni di un triangolo fosse “giudizio sintetico a priori”, regnava sovrano.
Ma già dalle inusitate abitudini di Lambert, come il suo modo assurdo di vestire o quella di parlare guardando il profilo dei suoi interlocutori e mai restando faccia a faccia, si poteva capire che non avrebbe mai voluto vivere in geometrie prefabbricate.
L’angolazione da cui potè avvicinarsi alla cultura, e la sua mente libera gli permisero di vedere le cose da un nuovo punto di vista, redento da ragnatele e polvere. Il suoi studi lo portarono fra le tante cose, a scoprire, attraverso l’algebra, che il numero Pi greco è irrazionale, cioè che le sue infinite cifre decimali, non si ripetono mai in modo periodico.
E porprio nel mezzo di queste irrazionalità , cominciò forse ad intuire che “Gli Elementi” di Euclide è solo un manuale per imparare ad usare la riga e il compasso (come avrebbe dimostrato poi Lucio Russo nel 1997), e che Kant doveva farsi gli affari suoi (come sarebbe venuto poi in mente a tutti i liceali).
Fu inevitabilmente così, che fra i primi si avvicinò alle geometrie non euclidee, nelle quali si osa modificare alcuni degli intoccabili principi su cresceva la geometria dell’epoca.
In una costruzione assiomatica, lo scopo è quello di ridurre le leggi invarianti (chiamati appunto assiomi) all’essenziale, in modo da poter architettare un intero edificio basato esclusivamente sulle loro conseguenze. Esattamente come nei giochi: quelli migliori, di cui non ci si stanca mai, sono sempre basati su pochissime regole che non si possono assolutamente trasgredire, ma che danno luogo a situazioni infinitamente v
arie. Meno sono le regole, più il gioco è divertente!
Se il gioco è la realtà , le sue regole sono quanto di più sacro e divino si possa avere, perché l’edificio che si può costruire su di loro, è il mondo reale. E se quelle regole venissero cambiate? L’edificio crollerebbe come un pezzo di stoffa bagnata? Dovremmo aspettarci il botto, come quando si mescolano due composti chimici esplosivi? La realtà in cui viviamo scomparirebbe, lasciandoci a fluttuare nel vuoto?
No! L’edificio matematico non crolla, ma anzi, si inerpica per dimensioni nuove ed inaspettate! Non solo la realtà si limita ad esistere, ma anche le idee astratte possono essere fra loro coerenti ed esistere nell’intuizione. Oggi i matematici tendono a cercare questi nuovi edifici, indipendentemente dal loro rapporto con la realtà tangibile (il “loro” è riferito sia ai sistemi assiomatici che ai matematici).
Ora, tornando alla nostra storia, immaginatevi l’impatto di un’idea così devastante, come le geometrie non euclidee, nel ‘700!
Si narra che perfino Gauss, ebbe paura di pubblicare i risultati a cui era pervenuto sulle geometrie non euclidee, per evitare le “strida dei beoti“. Aveva capito che certi concetti era meglio lasciarli alle epoche più tolleranti che gli intellettuali si aspettavano.
Così però non fece Lambert! Proprio grazie a questa sua incoscienza, dovuta alle carenze accademiche e forse anche da una particolare filosofia di vita di cui noi possiamo solo intuire i principi, potè costruire seguendo la sua libertà , una nuova visione dello spazio. E prendersi gli insulti, o come avrebbe detto Gauss, “le strida”, di Federico II.
-John Ludos
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Si parla di un architetto, inventore ed imprenditore piemontese, vissuto nella seconda metà dell’ ‘800. Il suo nome è
in modo che diventasse incandescente e quindi luminoso, non era proprio la prima cosa a cui pensare, ma una volta pensato, quasi contemporaneamente in molti posti diversi del mondo (Francia: De la Rue; Inghilterrra: De Moleyns; America: Starr; Russia: Jablokoff; Goebel: tedesco in america), ci si scatenò per fantasia. Edison, nel 1879, dopo una rovinosa esperienza con il cotone carbonizzato da usare come filamento, ebbe la fortuna del più commericalizzabile bambù carbonizzato. E’ ovvio che simili fortune capitano solo a chi se le cerca, ed a lui giustamente è attribuita l’invenzione della