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“La più grande testa di legno di tutta la Prussia”

Il titolo del post che state leggendo è lo stesso che Federico II conferì ad Johann Heinrich Lambert dopo averlo conosciuto.

Tale riconoscimunimento nobiliare non è certo da tutti. Dovette guadagnars200px-jhlambertelo con ardue fatiche. Prima di poter usufruire di tale privilegio, infatti, la geometria dei binari della sua esistenza ebbe modo di ingarbugliarsi e districarsi più volte. Venite con me, andiamo a curiosare nella sua vita!

Essa, intrisa di ‘700, inizia da una famiglia di umili origini di Mulhause, nell’ora Alsazia, e in un’allora enclave svizzera, circondata dal regno protestante di Prussia. La prima importante responsabilità di Lambert, fu quella di aiutare il padre nella sua bottega di sarto, cui sembrava essere destinato… Fino ad un certo punto. Il punto in cui arriva l’ingarbugliatore universale: l’amore!

Quello platonico, ovviamente, e nei confronti dei libri, della cultura ed in particolare della matematica. La sua bravura nello scrivere non passò inosservata e potè smettere di pungersi le dita con gli spilli del padre, per sporcarsele di inchiostro, con un impiego in un giornale. E qui la svolta inaspettata! L’editore, lo propose come insegnante privato in una famiglia, dove trovò agi, comfort, ma soprattutto una bibblioteca fornita, e un po’ di tempo libero per continuare a stare con i suoi amati (libri!). Con l’appoggio della famiglia per cui lavorava, ebbe la possibilità di viaggiare nei centri della cultura tedesca, cioè Augusta e Berlino, per poi finire fra le grazie di Federico II.

I suoi studi condotti al di fuori dagli schemi accademici gli permisero di evitare l’influenza dei boriosi professori, e di una filosofia nemica del dubbio. A quel tempo, e fino alla metà dell’ ‘800, si imponevano “gli elementi” di Euclide come il sommo, unico, biblico ed immutabile libro di tutta la conoscienza matematica; come se non bastasse, il pensiero Kantiano, che pretendeva che la somma degli angoli interni di un triangolo fosse “giudizio sintetico a priori”, regnava sovrano.

pi1Ma già dalle inusitate abitudini di Lambert, come il suo modo assurdo di vestire o quella di parlare guardando il profilo dei suoi interlocutori e mai restando faccia a faccia, si poteva capire che non avrebbe mai voluto vivere in geometrie prefabbricate.

L’angolazione da cui potè avvicinarsi alla cultura, e la sua mente libera gli permisero di vedere le cose da un nuovo punto di vista, redento da ragnatele e polvere. Il suoi studi lo portarono fra le tante cose, a scoprire, attraverso l’algebra, che il numero Pi greco è irrazionale, cioè che le sue infinite cifre decimali, non si ripetono mai in modo periodico.
E porprio nel mezzo di queste irrazionalità, cominciò forse ad intuire che “Gli Elementi” di Euclide è solo un manuale per imparare ad usare la riga e il compasso (come avrebbe dimostrato poi Lucio Russo nel 1997), e che Kant doveva farsi gli affari suoi (come sarebbe venuto poi in mente a tutti i liceali).
Fu inevitabilmente così, che fra i primi si avvicinò alle geometrie non euclidee, nelle quali si osa modificare alcuni degli intoccabili principi su cresceva la geometria dell’epoca.

In una costruzione assiomatica, lo scopo è quello di ridurre le leggi invarianti (chiamati appunto assiomi) all’essenziale, in modo da poter architettare un intero edificio basato esclusivamente sulle loro conseguenze. Esattamente come nei giochi: quelli migliori, di cui non ci si stanca mai, sono sempre basati su pochissime regole che non si possono assolutamente trasgredire, ma che danno luogo a situazioni infinitamente vragnatela05arie. Meno sono le regole, più il gioco è divertente!
Se il gioco è la realtà, le sue regole sono quanto di più sacro e divino si possa avere, perché l’edificio che si può costruire su di loro, è il mondo reale. E se quelle regole venissero cambiate? L’edificio crollerebbe come un pezzo di stoffa bagnata? Dovremmo aspettarci il botto, come quando si mescolano due composti chimici esplosivi? La realtà in cui viviamo scomparirebbe, lasciandoci a fluttuare nel vuoto?

No! L’edificio matematico non crolla, ma anzi, si inerpica per dimensioni nuove ed inaspettate! Non solo la realtà si limita ad esistere, ma anche le idee astratte possono essere fra loro coerenti ed esistere nell’intuizione. Oggi i matematici tendono a cercare questi nuovi edifici, indipendentemente dal loro rapporto con la realtà tangibile (il “loro” è riferito sia ai sistemi assiomatici che ai matematici).

Ora, tornando alla nostra storia, immaginatevi l’impatto di un’idea così devastante, come le geometrie non euclidee, nel ‘700!

Si narra che perfino Gauss, ebbe paura di pubblicare i risultati a cui era pervenuto sulle geometrie non euclidee, per evitare le “strida dei beoti“. Aveva capito che certi concetti era meglio lasciarli alle epoche più tolleranti che gli intellettuali si aspettavano.

Così però non fece Lambert! Proprio grazie a questa sua incoscienza, dovuta alle carenze accademiche e forse anche da una particolare filosofia di vita di cui noi possiamo solo intuire i principi, potè costruire seguendo la sua libertà, una nuova visione dello spazio. E prendersi gli insulti, o come avrebbe detto Gauss, “le strida”, di Federico II.

-John Ludos



michael andrews - “hand on string”

sfiora gainsbourg, costeggia i beatles e attraversa le cime morbide del miglior pop. il tutto con un senso di melodia tra i piu’ nobili che mi sia capitato di ascoltare.

leftovers si e’ fermato per alcuni mesi anche per via di questo disco. ha monopolizzato i miei ascolti e ancora adesso continuo a doverlo ascoltare ogni paio di giorni.
sensazionale, assolutamente magnifico.

per trovare pari in termini di sensibilita’, creativita’ e talento bisogna scomodare mostri quali “yankee hotel foxtrot” dei wilco o “sea change” di beck. andrews riscopre strumenti noti, scolpisce suoni unici e non ha paura di smontare le strutture pop dal loro interno. con naturalezza e calma spesso ci priva di una struttura confortante o di un meritato ritornello, se ha ancora senso chiamarlo cosi’.
lui e’ il tizio che ci ha riproposto “mad world” dei tears for fears all’interno della sua colonna sonora di “donnie darko”. quel singlo gli era valso il primo posto della chart inglese. buffo, non era successo agli autori originali nel 1982. credo comunque quella sia la sua creazione meno felice. ha dimostrato una incredibile sensibilita’ con un’altra sua colonna sonora, quella di “me and you and everyone we know”. uno dei miei film preferiti di sempre.
suona dal 1985 e questo hand on string e’ il suo primo vero e proprio album. e’ stato come aprire una bottiglia d’annata. andrews ha saputo aspettare fino al 2007 per aprire la sua e il risultato e’ fuori dal comune.ma non fermatevi alle melodiche armonie pop, riascoltate e riascoltate. c’e’ molto altro da scoprire.

per usare le sue stesse parole:
“if you’re understanding half of what I do, then you are understanding you too”.

questo e’ uno dei suoi pochi video live disponibili in rete.



Italiani, sempre in ritardo…

Domanda facile facile…

Chi ha inventato la lampadina?

Se state pensando a Thomas Edison, c’avete azzeccato!

…quasi…

La lampadina non è stata inventata solo da Thomas Edison, ma anche da un italiano. Sembra la solita bufala, nata da un qualche nazionalista per far fare bella figura al suo paese, in questi tempi di vergogna, invece no. State a sentire, perché quella che vi racconto oggi è la storia di un genio arrivato in ritardo…

cruto1Si parla di un architetto, inventore ed imprenditore piemontese, vissuto nella seconda metà dell’ ‘800. Il suo nome è Alessandro Cruto e la sua vita comincia dalla famiglia di un capomastro (mestiere che anch’esso sarà costretto a fare per campare nelle ristrettezze economiche) in quel di Piossasco.
I suoi idoli sono stati due; il primo fu Michael Faraday, dal quale ha imparato l’umiltà ed il procedimento di liquefazione dei gas. Il secondo fu Galileo Ferraris,  con cui seguì le sue prime lezioni di fisica sperimentale all’università di Torino.

Le lampadine al tempo del Cruto esistevano già ma non erano proprio sofisticatissime. La prima fu progettata dal Humphry Davy usando una pila di Volta; era l’inizio dell’ ‘800. Davy, celebre chimico che effettuò i primi ridicoli esperimenti sul gas esilerante, fu viaggiatore in europa e nella penisola italica sul finire del ‘700 assieme alla aristocratica moglie a ad un umile cameriere, al quale insegnò le sue teorie e scienze, un certo Faraday di cui abbiamo già parlato.
Ma torniamo alla lampadina: i poli della pila di Volta erano collegata a due barre di carbone separate di pochi centimetri, che sprigionavno fra loro una scintillona continua, una specie di fulminino, che aveva la funzione di sostituire la candela, senza nessun vantaggio effettivo per comodità e costi, ma con una notevole luminosità. Questa era la cosiddetta lamapada ad Arco del Davy.

Finalmente filamento! L’idea di mettere qualcosa in mezzo agli elettrodi della pila di volta,cruto10 in modo che diventasse incandescente e quindi luminoso, non era proprio la prima cosa a cui pensare, ma una volta pensato, quasi contemporaneamente in molti posti diversi del mondo (Francia: De la Rue; Inghilterrra: De Moleyns; America: Starr; Russia: Jablokoff; Goebel: tedesco in america), ci si scatenò per fantasia. Edison,  nel 1879, dopo una rovinosa esperienza con il cotone carbonizzato da usare come filamento, ebbe la fortuna del più commericalizzabile bambù carbonizzato. E’ ovvio che simili fortune capitano solo a chi se le cerca, ed a lui giustamente è attribuita l’invenzione della lampadina, ma ora vedremo che non fu l’unico, né l’unica idea.

E’ infatti in questa orgia di idee che arriva l’intuizione del nostro eroe, nel 1880, appena un anno dopo Edison: il filamento di Cruto.

Consiste in un filamento di grafite purissima, ricavato dal platino, con un (per me) complicato processo chimico. La ricerca e la realizzazione di questa novità fu fatta in collaborazione con il celebre Andrea Naccari, professore della Regia Università taurinense, e guarda a caso autore della perfetta biografia sempre del Faraday, “La vita di Michele Faraday”, libro da non perdere, anche se trovarne una copia potrebbe essere lungo e doloroso. Naccari infatti lasciò il laboratorio dell’università in uso a Cruto, seguendo quindi le orme di ciò che Devy fece con il suo idolo Faraday.

Il risultato della crutian’ lampadina fu ammirata per rendimento e temperatura di colore, migliori di quelle di bambù, ed in seguito di quelle in tungsteno. Si può immaginare che se fosse stata prodotta un anno prima, avrebbe ottenuto il primato su Edison, il quale si sarebbe comunque accontentato di avere inventato il fonografo e di avere partecipato alla grande guerra delle correnti.

-John Ludos