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Il monaco alla ricerca del passato scomparso

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Questa volta si parla di due grandi misteri…

…Misteri la cui provenienza, rende tutto ancor più misterioso!
Tutto ebbe inizio con il nome del protagonista: Pellegrino Alfredo Maria Ernetti. Nato in una famiglia estremamente religiosa nel 1925 in provincia di Roma, arrivò alla sua vocazione come monaco benedettino, studiando filosofia, laurenadosi in fisica, ed in particolare appassionandosi di storia della musica polifonica e prepolifonica. Raggiunto il trentottesimo anno si stabilì come insegnante in una abbazia di Venezia, in cui ebbe occasione di architettare le idee, principalmente due, che ci porteranno ai misteri della giornata.

Il primo dei due prende il nome di EVP, cioè il fenomeno delle voci elettroniche.

Mentre Padre Ernetti assieme al fascistissimo collega Agostino Gemelli, stavano facendo degli esperimenti in un laboratorio di fisica dell’università di Milano; la storia vuole che la voce del defunto padre di Agostino, proveniente dall’oltretomba, rimase miracolosamente incisa su un nastro. Francois Brune, massimo esperto di rapporti fra la chiesa e il mondo dell’occulto, nonchè amico personale di Ernetti, ha dichiarato (nel libro “i morti ci parlano”) che i due frati, stupefatti, si rivolsero immediatamente alla santa sede, ed ebbero la seguente risposta da papa Pio XII:

Caro padre Gemelli, non ha davvero nessun motivo di preoccuparsi. L’esistenza di queste voci è un fatto rigorosamente scientifico. Questo esperimento potrebbe divenire la pietra angolare di un edificio per gli studi scientifici che rafforzerà la fede della gente nell’Aldilà“.

E qui ci sono due cose buffe: la prima è sentire il vaticano che parla di scienza come modo per rafforzare la fede. Idea originale e misteriosa, destinata a generare lunghi dibattiti. La seconda è che proprio in quegli anni però lo stesso papa aveva inaugurato la ancor oggi famosa Radio Vaticana. Quella che ogni tanto si sente anche nel citofono, o nelle casse dello stereo.  A questo punto ci si chiede se le voci misteriose non siano state altro che un primo fenomeno documentato di Elettrosmog.
Sarebbe certo asurdo pensare che gli stessi ripetitori del santo protettore dei marconisti (che oggi conta più di trenta antenne di cento metri di altezza, dentro ai confini di Roma e quindi sottoponibili solo alle leggi dvine sui limiti di emissione di onde elettromagnetiche), siano state la causa di un fenomeno come l’EVP, miracoloso e “rigorosamente scientifico”.

Il secondo mistero della giornata si chiama Cronovisore. Padre Ernetti, non pago di quanto aveva già scoperto, si preparava ad un altro annuncio!

2008-12-10-sl-ernetti-cronovisoreNel 1972 aveva inventato la macchina per vedere nel passato. E non aveva certo esitato ad usarla. In un’intervista ha dichiarato di avere assistito alla crocefissione di Gesù; di avere udito le voci di Napoleone e Mussolini e di avere potuto assistere alla rapresentazione dell’opera Tieste di Ennio, di cui avrebbe gentilmente trascritto le parti andate perdute nel tempo. Grazie a lui ora l’opera enniana è completa! Altre prove indubitabili? Nel suo viaggio verso l’anno 33 d.C., fortunatamente non si era scordato una macchina fotografica, grazie alla quale avrebbe riportato il vero volto di Gesù in croce a noi contemporanei. La foto che vedete qui è proprio quella fatta dal nostro frate pellegrino; evidentemente non si era dimenticato nemmeno il teleobbiettivo. Il macchinario misterioso dei viaggi nel tempo non è mai stato visto da altri al di fuori di lui, il suo funzionamento non è mai stato dettagliatamente spiegato. Di nuovo lo scrittore Francois Brune, visto il successo del suo libro sulle voci elettromagnetiche, pubblicò nel 2002 “Il nuovo mistero del vaticano, la macchina del tempo”. In questo si afferma che Enrico Fermi, e Wernher von Braun, avessero aiutato il frate nella realizzazione della macchina del tempo. Peccato che il primo sia morto nel 1954 dopo aver vissuto in america dal ‘38. Il secondo è stato un tecnico nazista, considerato criminale di guerra, autore del progetto dei missili che raggiunsero Londra durante la seconda guerra mondiale, poi deportato nel ‘45 in America dove rimase al soldo della NASA per il resto della vita (fondamentale il suo contributo per i primi viaggi spaziali).

In questo quadro di misteri in cui Ernetti regna protagonista, mi viene da ricordare il racconto di Asimov “Il croniscopio”, pubblicato venti anni prima dell’annuncio dell’invenzione della macchina del nostro Frate.

Se il cronovisore esistesse, sarebbe interessante usarlo per cercare una traccia del libro in questione sul comodino di Ernetti, appena dopo la sua pubblicazione. Oppure cercare proprio il momento della costruzione di questo oggetto magico, col rischio che se non lo si trovasse, allora si avrebbe la conferma che ciò che staremmo usando sarebbe un’invenzione del frate.

…In ogni caso… Quali che siano i fatti reali, eccoci di fronte ad un altro evento in cui, per colpa di individui che esaltano il comodo mistero piuttosto che la sua spiegazione, non ci sarà mai piena luce e mai prove della conferma o di una più probabile smentita. Tutte le nobili fatiche (reali o immaginarie) del nostro monaco per ricercare il passato perduto hanno avuto come unica conseguenza la scomparsa di un pezzo di più recente realtà.

-John Ludos



La favola del primo liutaio e della sua rivincita dall’oblio.

Ogni mattina, l’uomo primitivo usciva dalla sua caverna piegato in avanti per non urtare le stalattiti con la nuca; fronte aggrottata ed urla selvagge erano le sue espressioni usuali.
Talvolta, all’ombra delle tenui luci del crepuscolo, un senso di insoddisfazione lo assaliva d’improvviso.
Percepiva la mancanza di qualcosa. Qualcosa di indefinibile!
Dopo tentativi disperati per migliorare la sua esistenza e allontanare il senso di vuoto, inventò la clava, con la quale poteva prendere ritmicamente a mazzate oggetti di vario tipo. A quei tonfi  poteva finalmente alternare le sue selvagge urla.

E fu questo il momento in cui egli finalmente capì. La fronte si rilassò, e la schiena si distese. Ciò che gli era sempre mancato era la musica! Purtroppo tutto quel baccano svegliò dio, che aveva in programma di riposarsi per un po’. E mica un giorno solo. Per poter tornare al suo sonno, il creatore decise di portare il silenzio e la pace fra gli uomini. Con il cuscino ancora sotto braccio e con delle cuffie da operaio per proteggersi i timpani, scese in questi inferi di rumori assordanti e si rese subito conto che il silenzio e la pace, ora che l’uomo aveva trovato ciò che gli dava piacere, non era più possibile. Poté solo tentare di rendere meno assordanti quei rumori inconsulti. Scelse il migliore fra gli uomini e gli insegnò a costruire strumenti musicali.

Così nacque il primo liutaio, l’arte si diffuse e il creatore tornò a dormire cullato dalla musica degli uomini.

Musica capace di dare un’armonia e un ritmo alla vita. Musica per muovere piedi che ballano, cuori che battono, letti che cigolano. L’evoluzione dell’uomo primitivo fu improvvisa e rapidissima, grazie alla musica.

Molto molto molto tempo dopo, durante il secondo sonno di dio, nel turbinio evolutivo che accompagna l’umanità, nacquero lo psichiatra, lo zerinol, il bisness e l’economia. Così l’uomo si inventò un nuovo vuoto interiore e tentò di allontanarlo con queste nuove invenzioni. Nel suo spirito infatti, continuavano ad aleggiare imperterriti e sporadici gli echi del vuoto primitivo, anche se nella realtà era ormai colmato.

Il liutaio, per sfuggire dal suo personale senso di inadeguatezza, prese ispirazione dal mondo degli affari, e fece della sua arte un mestiere. Istruì delle macchine per fare il lavoro seriale. Così potè creare e vendere tanti strumenti, a basso costo.

Ma il rumore dei nuovi macchinari disturbarono il divino sonno del creatore, che lasciate a malincuore le braccia del suo amato Morfeo, tentò di migliorare le cose. Dopo avere valutato la situazione e aver visto quanto in sua assenza le cose gli fossero sfuggite di mano, decise di punire l’insolenza dei rumorosi macchinari con la bassa qualità. Il bisnessmen poteva sì costruire gli strumenti in fabbrica, ma per punizione divina, la loro qualità sarebbe stata infima. I legni e gli ottoni degli strumenti costruiti dai macchinari avrebbero vibrato, ma solo per finta.

Come ben si sa, ad ogni punizione corrisponde una ricompensa, possibilmente nei confronti degli umili. E gli umili furono ricompensati.
Ai veri liutai rimasti, spesso dimenticati e privati del lusso, della ricchezza, della fama e dell’ import-ecsport, concesse di continuare la vera tradizione e stabilì per legge divina che le loro corde, i loro legni e i loro ottoni sarebbero stati gli unici a vibrare per davvero.

-John Ludos