14 aprile 2010Mille e un anno prima dei fratelli Wright
La caduta dell’impero romano avvenuta in concomitanza con l’avvento del fanatismo cristiano, segnano, per i libri di storia, il passaggio di un testimone. Il centro dello sviluppo culturale mondiale cessa di essere l’occidente, in particolare Alessandria d’Egitto, per passare in Medio Oriente. La consegna di tale testimone fu lento e doloroso. Pieno di eccezioni e sfumature. Senza dubbio però, la prima tappa che porterà gli odierni paesi arabi a creare un clima di calda accoglienza nei confronti delle scoperte scientifiche è la nascita della religione islamica e quindi l’unificazione, violenta dove necessario, di diversi popoli. Prima dell’avvento di tale religione, la cui data conicide con l’Egira di Maometto, vi erano in medio oriente alcune città , come Ctesifonte, sulle quali incombeva l’impero bizantino prima della caduta e diverse tribù di pastori e commercianti nomadi. Gli autoctoni appartenevano a diverse comunità : quelle monoteiste, ebree o cristiane; quelle dualiste, lo zoroastrismo; quelle politeiste paganeggianti e belomantiche, devote alla sacra pietra Hubal custodita alla Mecca. Il luogo e i tempi erano maturi per unificare queste diverse tribù e cittadinanze sotto all’unico simbolo dell’islam: la “sottomissione a Dio” con la quale Maometto propose di unire le tradizioni di tutte le religioni preesistenti in una sola.
Dopo il 760 fu fondata dal califfo islamico al-Mansur la città che diventerà il palcoscenico delle “mille e una notte”: Baghdad. In questa città fu costruita la “casa della saggezza” che richiamerà intellettuali e traduttori da ogni angolo del mondo, nonché il testimone degli storici di cui sopra.
L’attenzione meticolosa che in queso periodo del regno islamico si dava alla cultura e agli intellettuali di ogni provenienza, hanno fatto passare dagli scienziati arabi la chiave di volta della storia scientifica che ha portato alla nostra civiltà .
Così come il profeta aveva assorbito i punti chiave delle religioni che aveva trovato per unire i popoli che le praticavano sotto un unico culto, gli intellettuali elaborarono senza timore tutta la sapieza umana fino a quel punto accumulata, traducendo le opere di ogni europeo ed orientale. Impararono dai cinesi la fabbricazione della carta; i numeri negativi e lo zero li presero dagli indiani; tradussero il “trattato matematico” di astronomia di Tolomeo dandogli il titolo arabo che tutt’oggi porta: “Almagesto”, letteralmente “il più grande”. Inventarono il mulino a vento; formalizzarono dei sistemi metodici per risolvere i problemi detti algoritmi; scoprirono come ottenere una bevanda dai chicchi di caffè, oggi carburante dell’umanità . Migliorarono la medicina appresa dai Greci, al punto che nell’800 venne istituito un esame obbligatorio in tutta la Persia per chi volesse curare quacun’altro per professione. In Francia, qualche anno dopo, il monaco San Bernardo ricordava che era peccato leggere i libri greci di medicina: solo la preghiera e Dio potevano curare il corpo e l’anima.
Le biblioteche del regno islamico divennero presto immense: intorno al 100o, chi avesse voluto consultare google, non doveva fare altro che andare a Baghdad.
Fra le innumerevoli invenzioni e inventori arabi, solo uno di loro è il protagonista di questa storia: Abbas Ibn Firnas. Il suo nome è oggi legato all’aeroporto di Baghdad al quale è intitolato. Nato a Cordova in al-Andalus, oggi Andalusia, si occupò principalmente di fisica, chimica e astronomia. Sviluppò una formula per la fabbricazione del cristallo e costruì i primi planetari meccanici, ma qui viene ricordato per la sua invenzione più sorprendente: la macchina volante!
O più che altro la migliore approssimazione di cui fu capace. A 65 anni suonati decise di lanciarsi da una torre di Cordova imbragato ad una delle sue invenzioni.
Al-Maqqari, nella “Storia della dinastia maomettana in Spagna”, descrive l’evento in questo modo:
“Among other very curious experiments which he made, one is his trying to fly. He covered himself with feathers for the purpose, attached a couple of wings to his body, and, getting on an eminence, flung himself down into the air, when according to the testimony of several trustworthy writers who witnessed the performance, he flew a considerable distance, as if he had been a bird, but, in alighting again on the place whence he had started, his back was very much hurt, for not knowing that birds when they alight come down upon their tails, he forgot to provide himself with one.”
Difficile poter stabilire se volò più al lungo dei Fratelli Wright o se si fece più male, ma già Ibn Firnas fece un tentativo nella storia del volo e della scienza degno di essere ricordato.
-John Ludos
Loading... 







Lascia un commento